«Ti voglio benedire ogni giorno, lodare il tuo nome in eterno e per sempre» (Sal 145)

Confessioni per Pasqua 2026

Preghiera di PREPARAZIONE


O Dio, Padre di misericordia, che accogli con amore chi ritorna a Te, donami di ascoltare la Tua Parola per riconoscere e confessare con umiltà e con sincerità tutti i miei peccati. Fa che nella celebrazione di questo sacramento sperimenti la gioia del Tuo perdono. Il Tuo Spirito crei in me un cuore nuovo perché io possa vivere nella piena adesione al Cristo Tuo Figlio. Amen.


Dal Vangelo secondo Giovanni (19, 17-22. 25-27)
«Essi allora presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo del Cranio, detto in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall’altra, e Gesù nel mezzo. Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: “Gesù il Nazareno, il re dei Giudei”. Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove fu crocifisso Gesù era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. I sommi sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: “Non scrivere: il re dei Giudei, ma che egli ha detto: Io sono il re dei Giudei”. Rispose Pilato: “Ciò che ho scritto, ho scritto”.
Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: “Donna, ecco il tuo figlio!”. Poi disse al discepolo: “Ecco la tua madre!”. E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa».

Meditazione ed Esame di Coscienza


Gesù il Nazareno, il re dei Giudei”: libertà e regalità del cristiano.
Gesù, Sei re? Che titolo è “re dei giudei”?! Un piccolo popolo sotto il dominio dei Romani … Un piccolo popolo, ma il popolo eletto, quel popolo che Dio ha scelto per impegnarsi in un’alleanza, in un rapporto d’amore. Dov’è finito questo amore? Eppure, che ironia! L’iscrizione sulla tavoletta posta sulla croce, che riportava il motivo della condanna, alla fine dice proprio così: “Gesù di Nazareth, il re dei Giudei”. Ma qual è allora la Tua regalità? Condannato, umiliato, messo a morte: che regalità è mai questa? Anzi, che libertà è mai questa? Eppure l’avevi detto: “Per questo il Padre mi ama: perché io offro la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso, poiché ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo comando ho ricevuto dal Padre mio” (Gv 10, 17-18). Che strane parole! Che cos’è la libertà? Chi è libero?
Anch’io mi trovo in una situazione simile alla Tua; la sofferenza mi è ormai compagna di viaggio. A volte le mie giornate mi appaiono come scandite da costrizioni, situazioni che mi obbligano ad una vita che non è quella che vorrei, che mi bloccano. In certi momenti mi arrabbio con Dio, vorrei discutere, poi ti guardo, Gesù: perché discutere con Te? Cosa posso sperare da una discussione con te? Dammi un senso! Forse sei Re perché in ogni momento hai deciso liberamente del dono della tua vita, mentre agli occhi di molti sembrava che ti fosse strappata. Tu hai dato ogni attimo, ogni sospiro, tutto e ogni cosa per amore, per me! Anch’io posso essere libero? Anch’io posso essere re?
“L’uomo ha per Dio un valore così grande da essersi Egli stesso fatto uomo per poter com-patire con l’uomo, in modo molto reale, in carne e sangue, come ci viene dimostrato nel racconto della Passione di Gesù. Da lì in ogni sofferenza umana è entrato uno che condivide la sofferenza e la sopportazione; da lì si diffonde in ogni sofferenza la con-solatio, la consolazione dell’amore partecipe di Dio (un essere-con nella solitudine, che allora non è più solitudine) e così sorge la stella della speranza”.
La Tua sofferenza ha salvato il mondo! “Dalle sue piaghe siete stati guariti” (1 Pt 2, 25a; Is 53, 5), dal Tuo amore che è arrivato fino all’estremo: “Gesù, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine” (Gv 13, 1). E la mia sofferenza può entrare nella Tua e avere un valore immenso per le persone che amo e anche per quelle che non conosco! Non lasciare che il mio cuore si indurisca nel peccato, nell’ingratitudine: “manda il tuo spirito e rinnova la faccia della terra” (sal 104, 30)! Non lasciarmi solo, ma dammi la docilità del cuore per fare proprio di questa mia vita un dono insieme alla Tua.

«Gesù disse alla madre: “Donna, ecco il tuo figlio!”. Poi disse al discepolo che amava: “Ecco la tua madre!”»: essere Uno in Cristo!
“Stavano presso la croce …” Tante volte, di fronte alla sofferenza mia o di una persona cara, di fronte alla mia debolezza, di fronte ad una situazione che mi spaventa, di fronte al mio peccato, se potessi fuggirei. Tu Gesù non sei fuggito, così pure Maria e Giovanni sono “rimasti”. “Rimanete nel mio amore” (Gv 15, 9): sono rimasti nel Tuo amore che si rivelava nella Tua Passione a loro e a tutti quelli che hanno voluto accoglierlo. E proprio in quel momento, nel compimento della Tua offerta, ci hai fatto un dono meraviglioso: «Gesù disse alla madre: “Donna, ecco il tuo figlio!”. Poi disse al discepolo che amava: “Ecco la tua madre!”».
Non accade forse spesso così? Quando sembra di non poter restare, di non farcela, quando ormai la tentazione, la tristezza, la stanchezza ci hanno logorato e ci sembra di non aver niente da dare, niente da offrire, nessun motivo per sperare e per essere contenti, arrivi Tu, che sei il vero Dono di Dio all’uomo, ad ogni uomo!
Non è questo che sta dietro all’atto con cui Tu, Gesù, ci hai affidati a Maria? “Nessuno è figlio di Maria tranne Gesù. Quando quindi Gesù dice alla madre: “Ecco tuo figlio” è come se avesse detto: Questo è Gesù che tu hai generato. Perché tutti coloro che hanno ricevuto la perfezione nel Battesimo, non vivono più soli, ma Cristo vive in loro. E dato che Cristo vive in loro, viene detto a Maria: Ecco tuo figlio–Cristo”. Ci hai conquistato e hai voluto essere Uno con noi! Vivi in noi, vivi la nostra gioia, vivi la nostra sofferenza, conosci la nostra speranza … che è quella di essere amati. E non è questo il dubbio che insinua il peccato, di cui tu hai portato tutto il peso (2 Cor 5, 21: “Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore, perché noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio)? “Mio Dio, perché mi hai abbandonato?” (Mt 27, 46; Mc 15, 34). Mio Dio, mi ami?
Essere cristiano, essere Tuo, Gesù, è partecipare dell’amore che offre tutto: “il «sì» all’amore è fonte di sofferenza, perché l’amore esige sempre espropriazioni del mio io, nelle quali mi lascio potare e ferire. L’amore non può affatto esistere senza questa rinuncia anche dolorosa a me stesso, altrimenti diventa puro egoismo e, con ciò, annulla se stesso come tale”.

Mi ami e mi rendi capace di amare, anzi sei Tu che, quando educo la mia umanità a lasciarTi spazio, ami in me; e quando ami in me, solo allora sono fino in fondo me stesso: tremo davanti a questa meraviglia! Voglio lasciarti lavorare in me, voglio lasciarti vivere e soffrire in me, voglio lasciarmi amare e lasciarTi amare in me. E’ possibile che proprio nel momento in cui mi sembra di non poter disporre di me, nel momento in cui percepisco che la vita come la gioia non mi appartengono ma mi sono donate, proprio allora, se rinuncio a me stesso, conosco la vera natura dell’amore, quel dono perfetto che mi rende Tuo?

Perciò esamino senza timore la mia coscienza, fiducioso nel Tuo amore: che questa Riconciliazione sia l’occasione per riprendere il mio cammino con il cuore ricolmo di confidenza.

Sono fedele nella preghiera, rinnovo ogni giorno il mio dialogo con Dio perché sia Lui a plasmare la misura del mio cuore? Mi lascio educare, nell’esprimere il mio dialogo con il Signore, dalla Chiesa e dai Sacramenti? Sono capace di dedicare il tempo adeguato ad esaminarmi alla luce della Parola di Dio? Sono capace di ringraziare Dio e di riconoscerlo come Padre? La mia preghiera diventa efficace nella mia vita con gli altri, si traduce in un amore concreto per il Signore e per i fratelli?

“Quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me” (Gv 12,32). La risposta che ardentemente desideri da me è innanzitutto che io accolga il tuo amore e mi lasci attrarre da Te.

Il mio agire è aperto al dono? Ogni mio atto è offerta costante a Dio? Il mio agire è collaborazione continuamente cercata con Dio, apre la via al Suo ingresso nella realtà mia e di coloro che ho accanto? Vivo le mie esperienze, le mie relazioni, i miei affetti con lo sguardo fisso alla meta, sapendo che ogni cosa attende nella vita eterna il suo compimento? Mi lascio educare ad offrire la sofferenza, riconoscendola come opportunità per unire la mia vita al sacrificio di Cristo?

È il Tuo sguardo, o Dio, che ristabilisce l’ordine e la verità profonda della mia esistenza. Il significato della storia intera e della mia storia personale è tutto nel riconoscere che, proprio in virtù della tensione infinita che anima ogni mio istante, la mia realizzazione non risiede nelle mie forze, ma nel Tuo Mistero già presente, presente anche nella debolezza più radicale.

“Questa è la speranza, un Uomo presente che ci abbraccia”: lasciarmi abbracciare dallo sguardo di Cristo Tuo Figlio è la pienezza della mia umanità. Dove è fondata la mia vita? Cerco lo sguardo di Gesù su di me, mi preoccupo di farmi aiutare a riconoscervi il significato ultimo della mia esistenza? Sono consapevole del fatto che la mia esistenza si gioca totalmente nella realtà che vivo, ma non vi si esaurisce? Sono capace di lottare “fino al sangue” (Eb 12, 4: Non avete ancora resistito fino al sangue nella vostra lotta contro il peccato) per accogliere il dono della mia salvezza? Ho a cuore la salvezza degli altri?

Confessione

Preghiera del penitente
Padre santo, come il figliol prodigo mi rivolgo alla tua misericordia:
«Ho peccato contro di te, non son più degno d’esser chiamato tuo figlio».
Cristo Gesù, Salvatore del mondo, che hai aperto al buon ladrone
le porte del paradiso, ricordati di me nel tuo regno.
Spirito Santo, sorgente di pace e d’amore,
fa’ che purificato da ogni colpa e riconciliato con il Padre
io cammini sempre come figlio della luce.

Oppure
Ti chiedo perdono, Padre buono per ogni mancanza d’amore:
per la mia debole speranza e per la mia fragile fede.
Domando a Te, Signore, che illumini i miei passi,
la forza di vivere, con tutti i miei fratelli,
nuovamente fedele al Tuo vangelo.

Oppure
Pietà di me, o Signore, secondo la tua misericordia;
non guardare ai miei peccati e cancella tutte le mie colpe;
crea in me un cuore puro
e rinnova in me uno spirito di fortezza e di santità.

Assoluzione e congedo

Dopo la Riconciliazione personale
puoi ringraziare il Signore per il perdono ricevuto con le parole di S. Francesco. Ricorda che il Signore si è donato proprio per te perchè tu viva risorto!

O alto e glorioso Dio, illumina le tenebre del cuore mio.

Dammi una fede retta, speranza certa, carità perfetta e umiltà profonda.

Dammi, Signore, senno e discernimento
per compiere la tua vera e santa volontà. Amen.